UN RINGRAZIAMENTO ALL’AUDACE

Da qualche giorno ho terminato le Benedizioni Pasquali alle case. Puntata ad una porta ho trovato una lettera indirizzata al Parroco. Apro e trovo scritto queste parole: ”Questa famigliaè contraria alla benedizione”.

corpus domini audace

La Parrocchia “Corpus Domini”

Spinto dal desiderio di conoscerla e di avvicinarla, mi faccio coraggio e suono il campanello. Mi apre un bel giovane sui vent’anni, universitario, il quale, come mi vede cambia completamente atteggiamento e mi dice: “Come… è lei?”. “Si… sono io. Perché?”. “Ma allora venga… Io ho giocato nell’Audace”. L’articolo richiestomi per celebrare il “Trentesimo dell’Audace” potrebbe finire qui e potrebbe bastare per offrire un motivo di piena soddisfazione a coloro che con cuore retto e generoso, hanno lavorato, donato e sofferto per l’Audace e un motivo di inquietante rimprovero per coloro che, non avendone capito le provvidenziali finalità, l’hanno contrastata e combattuta.

Preferisco riprendere l’interessante episodio. Il mio carissimo… (ora lo posso chiamare così) mi ha fatto entrare, ha voluto offrirmi il caffè e dopo aver parlato a lungo con entusiasmo e riconoscenza dell’Audace mi ha detto: “…ed ora ci benedica tutti, perché ne abbiamo bisogno”. Abbiamo pregato insieme, ci siamo fatti gli auguri di Buona Pasqua, e poi, stringendomi fortemente la mano, mi salutò con queste parole: “Stia bene, Don Pietro, e si ricordi che per lei la nostra porta sarà sempre aperta, perché io rimarrò sempre un ‘audacino’”.

Tornato a casa, non sono salito subito in ufficio; ho sentito il bisogno di entrare un momento in Chiesa per ringraziare il Signore. Mi sono buttato in ginocchio, e con animo inondato di gioia e di riconoscenza, ho ripensato a lungo alla storia non più breve dell’Audace.

Ho ricordato con commozione e riconoscenza le persone che ci hanno procurato l’ingente somma per l’acquisto del terreno e per la costruzione del magnifico ed irripetibile complesso sportivo. Ho ricordato i Presidenti e i Dirigenti che con passione, generosità e sacrificio hanno fondato e diretto le numerose e, possiamo dire, gloriose squadre sportive: calcio, bocce, basket e tennis. Ho rivisto, quasi in pellicola, i nomi degli innumerevoli giocatori che su quegli ammirati e onorati campi si sono fatti apprezzati atleti e onesti cittadini.

Ho ricordato le innumerevoli famiglie che ci hanno affidato i figli e i diversi Sacerdoti che li hanno formati. Ho ricelebrato spiritualmente le messe di suffragio per i nostri dirigenti e giocatori defunti. Ho spiritualmente le messe di suffragio per i nostri dirigenti e giocatori defunti. Ho spiritualmente rivissuto le commoventi “Pasque dello sportivo” celebrate dal Vescovo in Cattedrale e sui nostri campi sportivi. Mi sono rigoduto le festose cerimonie delle aperture e chiusure dei numerosi tornei e olimpiadi, con la premiazione dei vincitori fra gli applausi incadescenti degli appassionati e degli orgogliosi parrocchiani. Mi sono apparse agli occhi le spaziose ed eleganti pareti della sede, letteralmente pavesate di coppe, medaglie, albi d’onore, premi di disciplina ed altri titoli di benemerenza, eloquenti documenti di gloriose conquiste.

Ho ricordato con gioia le serate celebrative con spettacoli teatrali e affollate mense ove le squadre si facevano famiglia. Questi ed altri episodi ho pensato e rivissuto in quei momenti di profondo raccoglimento davanti all’altare di Dio.

Ciò che però mi ha offerto motivi di più profonda considerazione e anche di indicibile godimento pastorale fu il ricordare le centinaia di giovani che, preparati nella sana ed equilibrata associazione Audace si sono inseriti e affermati nella società, dove godono della massima stima perché sanno unire alla competenza della professione l’onesta della vita.

Il merito principale dell’Audace non consiste tanto nell’avere sfornato, in trent’anni di costante e crescente attività, decine di campioni piazzati nelle squadre di categorie, comprese le nazionali, quanto nell’averle cresciute persone sane e oneste, generose e corrette.

La nostra società è solo povera di queste ricchezze.

Spero che altre penne, più acciaiate della mia, penseranno ad illustrare, nella celebrazione del Trentesimo, queste verità, che non vanno taciute per umiltà, ma gridate per onestà.

L’anno prossimo celebrerò il mio Quarantesimo di Sacerdozio. Ringrazierò Iddio di avermelo dato, ma anche l’Audace per avermi offerto l’occasione di esercitarlo.

Don Pietro